Oggi 29 Luglio, data del genetliaco del nostro Priore e Principe Diego Beltrutti di San Biagio la Chiesa cattolica ricorda i Santi Marta, Maria e Lazzaro.

Essendo il Priore Generale dei Cavalieri Bianchi di Seborga, e cioè il fratello Diego, anche membro del Consiglio Direttivo del Capitolo Italiano dell’Ordine di San Lazzaro, riportiamo qui di seguito il messaggio dell’Archimandrita Mtanios Hadad, B.S.O.,  Gran Priore Spirituale dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme.

 

Amatissimi Cavalieri e Dame, Confratelli e Consorelle dell’Ordine di San Lazzaro, presenti in ogni Priorato e disseminati in ogni parte del mondo,

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

In questo giorno benedetto il nostro Ordine celebra la memoria della santa famiglia di Betania – Marta, Maria e Lazzaro – gli amici prediletti del Signore, che Egli volle onorare con la Sua amicizia e con la manifestazione della Sua gloria.

A voi mi rivolgo come a un’unica famiglia spirituale, sebbene il sole sorga e tramonti in ore diverse sui nostri Priorati sparsi fra i continenti. Uniti nella medesima fede, Oriente e Occidente elevano oggi lo sguardo verso il medesimo sepolcro e ascoltano la stessa voce divina che un giorno risuonò con potenza: «Lazzaro, vieni fuori!»

Nella venerabile tradizione dell’Oriente cristiano, dalla quale il nostro Ordine ricevette la sua più antica protezione spirituale, questo mistero non è commemorato nel tempo estivo, bensì alle soglie della Grande e Santa Settimana, nel Grande e Santo Sabato di Lazzaro. È l’unico giorno consacrato alla risurrezione che la Chiesa orientale celebra al di fuori della domenica, tanto fondamentale è questo evento nella contemplazione del Mistero Pasquale.

L’icona sacra raffigura Cristo dinanzi al sepolcro aperto e oscuro; Marta e Maria prosternate ai Suoi piedi; Lazzaro ancora avvolto nelle bende della morte mentre si leva alla chiamata del Signore. La Chiesa canta Colui che, prima della Sua santissima Passione, volle confermare per tutti gli uomini la futura risurrezione.

Non si tratta soltanto del ricordo di un prodigio compiuto nel passato. Dinanzi alla tomba dell’amico, Cristo pianse, rivelando la pienezza della Sua umanità e condividendo senza riserve il dolore dell’uomo. Ma quando pronunciò l’imperioso comando: «Lazzaro, vieni fuori!», manifestò la Sua natura divina, mostrando di essere il Signore della vita e della morte. I Santi Padri hanno contemplato in Lazzaro le primizie della rinnovata creazione, il pegno anticipato della vittoria definitiva sulla morte e la certezza che il sepolcro non costituisce l’ultima parola nel disegno salvifico di Dio.

Anche il nostro Ordine affonda le proprie radici in quella stessa Terra Santa, alle porte di Gerusalemme, dove sorse un ospedale destinato ad accogliere coloro che il mondo aveva respinto: Latini e Greci, cristiani d’Oriente e d’Occidente, riuniti fin dall’origine sotto l’unico tetto della misericordia evangelica. Quella comunione, nata nella carità di Cristo, continua ancora oggi sotto la protezione spirituale di Sua Eminenza il Cardinale Antoine Kambanda, mentre l’eredità spirituale dell’Oriente continua ad alimentare la memoria, la preghiera e la missione del nostro Ordine.

La nostra vocazione cavalleresca non conosce confini di rito, di lingua o di nazione, perché in ogni malato, in ogni povero, in ogni sofferente continuiamo a riconoscere il volto stesso di Lazzaro, l’amico amato dal Signore.

Per questo rivolgo oggi a ciascun Priorato un unico invito, che risuoni in ogni lingua e in ogni Paese. Andiamo incontro al Signore nel volto sofferente del prossimo, come fece Marta; sostiamo ai Suoi piedi nell’ascolto e nella contemplazione, come fece Maria; lasciamoci infine chiamare personalmente alla vita nuova, come Lazzaro, ancora avvolti dalle fragilità della nostra condizione umana ma certi che soltanto la mano misericordiosa di Cristo può sciogliere le bende che ci trattengono.

Pur dispersi fra i popoli della terra, noi rimaniamo una sola famiglia, un solo Ordine, una sola fraternità, chiamata a testimoniare la speranza, la misericordia e la carità di Cristo.

Cristo è la nostra Risurrezione e la nostra Vita.

A Lui, insieme al Padre eterno, senza principio, e allo Spirito Santo, Signore e Datore di vita, siano rese ogni gloria, ogni onore e ogni adorazione, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

Amen.

Con l’assicurazione del mio costante ricordo nella preghiera e impartendo di cuore la mia paterna benedizione a tutti i Priorati, ai Cavalieri, alle Dame, ai Confratelli e alle Consorelle del nostro amato Ordine, invoco su ciascuno l’abbondanza delle grazie del Signore Risorto.