ALCUNE RIFLESSIONI SULLA SPIRITUALITA’ DI SAN BERNARDO.
“Spiritualità” è un termine italiano che origina dal tardo latino [spirit(u)alĭtas -atis] e sta ad indicare una certa propensione alla ricerca e alla partecipazione a fatti di natura non materiale e cioè spirituale. La spiritualità può essere studiata e vissuta sia abbracciando una particolare via religiosa sia avvicinandosi a movimenti filosofici, artistici, letterari ecc.
Nella nostra religione Cristiana/cattolica molti sono i soggetti che sono stati “maestri” di spiritualità: San Benedetto, San Francesco, San Domenico … solo per citarne alcuni. Tra questi vi è sicuramente Bernard de Clairvaux (da noi noto come Bernardo di Chiaravalle).
Possiamo iniziare questa breve riflessione dicendo che secondo Bernardo la spiritualità è vivere il Vangelo. Vivere il Vangelo significa fare proprio questo messaggio che è l’annuncio di una nuova vita fatta di amore. È questa virtù, questa disposizione d’animo a caratterizzare Dio, il suo figlio Gesù e lo Spirito Santo. Questa forza interiore che rende unita ed una la Trinità e che guida noi fedeli nella nostra vita terrena la possiamo chiamare anche Carità. In fondo Amore e Carità sono virù intercambiabili.
Perché l’amore è così importante? Perché diciamo che Dio è amore? Perché Dio ci ha fatto sentire tutto il suo amore attraverso l’incarnazione del Verbo. Dio avrebbe potuto certamente trovare altre soluzioni rispetto alla generazione del figlio nel grembo di una vergine. Per farci giungere a Lui avrebbe potuto obbligarci (invece ci ha dato il libero arbitrio), oppure avrebbe potuto usare la paura e terrorizzarci fino a costringerci a tornare da lui (con le cattive).
Al contrario, per completare il suo progetto sull’uomo, Dio decise di smuovere i discendenti di Adamo, superbi, egoisti, irriconoscenti, attraverso l’amore. Come ricordato, Dio avrebbe potuto usare qualsiasi altro mezzo per farci tornare a lui tuttavia scelse la via dell’incarnazione del Verbo facendoci così capire quanta carità e quanto amore c’è in lui.
Noi quando parliamo di amore ci riferiamo spesso all’amore carnale. In questo caso non si è trattato di un amore carnale, sentimento che noi uomini conosciamo bene ma dell’amore paterno, dell’amore incondizionato che nulla vuole in cambio e nulla pretende. Gesù ci ha fatto comprendere che cosa sia e quanto forte sia l’amore di chi è disposto a donare la vita per la salvezza degli altri.
La vita terrena di Gesù, la sua resurrezione ci hanno fatto capire quanto amore Dio ci abbia manifestato, quanto amore Dio ci abbia donato. Dio è giunto al punto di sacrificare il proprio figlio unigenito per consentire all’uomo di lavare il peccato che l’umanità si portava dietro dal tempo di Adamo. Quella di Gesù non fu una scelta obbligata ma una scelta consapevole di amore verso il padre e verso l’umanità. Bernardo ci ricorda che da allora noi siamo in debito con Dio e con Gesù e che questo debito è un debito di amore. La nostra unica possibilità di ripianare questo debito è attraverso l’amore verso Dio.
A questo punto Bernardo si pone un’altra domanda: ma se è così, se io, come uomo, devo amare Dio, quanto lo devo amare? Ecco la sua risposta: “Volete dunque udire da me il motivo e il modo con cui si deve amare Dio? Io vi rispondo: Il motivo di amare Dio è Dio stesso; la misura è di amarlo senza misura” (De diligendo Deo, prologo1).
Cosa succede viceversa a coloro che rinnegano Dio? Bernardo ci ricorda che “E’ assolutamente degno di morte, colui che, o Signore Gesù, rifiuta di vivere per te; anzi, egli è già morto. È un insensato colui che non ha il gusto di te; è un nulla e deve essere considerato un nulla colui che non si preoccupa di vivere unicamente per te” (Sul Cantico 20, 1). Per il cristiano Gesù è tutto: “Gesù è miele nella bocca, melodia soave all’orecchio, gioia nel cuore” (Sul cantico, 15, 5-6).
Bernardo ci avverte che l’uomo che voglia seguire la via spirituale cristiana deve percorrere la via dell’amore il che significa fare in tutto e sempre la volontà di Dio. “Come una gocciolina d’acqua entro una grande quantità di vino sembra perdere interamente la propria natura fino ad assumere il sapore e il colore del vino, come un ferro, messo al fuoco e reso incandescente, si spoglia della sua forma originaria per divenire completamente simile al fuoco, – come l’aria percorsa dalla luce del sole assume il fulgore della luce, cosicché non sembra solo illuminata, ma luce essa stessa, così nei santi sarà necessario che ogni sentimento umano, in una certa misura ineffabile, si dissolva e trapassi a fondo nella volontà di Dio” (De diligendo Deo, 28).
Per imboccare la via dell’amore è però necessario possedere una qualità speciale: essere umili. L’importanza dell’umiltà Bernardo la trova nel vangelo di Matteo dove egli riporta le parole di Gesù: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 18: 3).
Ecco come si fa a diventare umili: diventare semplici e puri come sono i bambini. Essere cristiani significa apprendere ed esercitare la difficile arte dell’umiltà! L’uomo nasce umile e poi molti di noi diventano superbi ed orgogliosi. La conversione significa appunto cambiare rotta, abbandonare questi miraggi di potenza, di potere, e ritornare puri e umili come lo sono i bambini. Essere umile è essere come la terra fertile (humus) nella quale l’amore di Cristo attecchirà facilmente, cosa che non avverrà nei superbi, negli orgogliosi dal cuore di pieta.
Per un maggiore approfondimento si consiglia di riferirsi agli studi di padre Giovanni Lunardi.
