Per i 200 anni di Francesco Faà di Bruno si è tenuta in Torino, il 29 marzo 2025, la commemorazione ufficiale. Nella Chiesa di Nostra Signora del Suffragio le celebrazioni sono avvenute alla presenza di SE il Cardinale di Torino Mons. Roberto Repole.
Francesco Faà di Bruno, è stato ed è un personaggio indubbiamente poliedrico. A 15 anni entra all’Accademia militare di Torino; a 19 è nominato luogotenente; ha 23 quando partecipa alla prima guerra di indipendenza (1848-49) in qualità di aiutante di campo del principe Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia.
Inizialmente si pensava a Francesco come possibile precettore di casa Savoia; fu così che venne inviato alla Sorbona di Parigi per prepararsi a questo incarico che tuttavia, per ragioni politico-religiose, in un Piemonte sempre più laico e risorgimentale, non assumerà mai.
Ben preso Francesco si accorge che la vita militare e la guerra non sono per lui. A 28 anni decide di lasciare l’esercito dove riveste il grado di capitano. Sceglie così di ritornare alla Sorbonne, dove aveva ottenuto la laurea in matematica, per proseguire gli studi. Qui ottiene il dottorato in astronomia, fisica, architettura, filosofia e teologia.
Al suo rientro a Torino Francesco ben presto si rende conto come in città un fervente cattolico non sia particolarmente apprezzato. In quel tempo si accorge anche della presenza in città di una popolazione di emarginati, di soggetti fragili, donne di servizio disoccupate, poveri, orfani, malati che necessitano non solo di aiuto spirituale ma anche un grosso aiuto materiale. Fu in questo contesto sociale che nel 1859 nacque la Pia Opera di Santa Zita.
Per l’Opera di Santa Zita Francesco Faà progettò una “lavanderia modello”, la quale consentì a molte donne disoccupate di trovare una occupazione stabile. Parallelamente iniziò la costruzione in Borgo San Donato, quartiere allora alquanto malfamato, della chiesa del Suffragio. Nel 1869 fondò la congregazione delle suore Minime di Nostra Signora del Suffragio.
Il 22 ottobre del 1876 veniva ordinato sacerdote. Morirà a Torino il 27 marzo 1888, all’età di 63 anni. Nel 1988 verrà proclamato Beato da papa Giovanni Paolo II.
In una sua frase troviamo l’essenza della sua opera: «chi mira a Dio, a lasciare per secoli una successione di bene, non può far senza di religiose».
