Jelena Petrovic Njegos, figlia del principe Nicola di Montenegro (Cettigne, 8 gennaio 1873) all’età di 23 anni sposa il Principe Vittorio Emanuele di Savoia. Acquisisce il titolo di Regina Elena nel 1900. In quell’anno il marito sale improvvisamente al trono in seguito all’assassinio del padre, il Re Vittorio Emanuele II (Monza, 1900).
Di lei possiamo dire che fu una consorte devota e fedele, guidata da uno spirito caritatevole. Nata nella ortodossia si fece cattolica con il matrimonio. Dopo l’abdicazione del 1946 e la morte del marito nel 1947, la ex Regina Elena si stabilì a Montpellier (F) dove morì il 28 novembre 1952.
La sua dedizione alle opere di carità, a sostegno dei bisognosi, dei poveri, era ben nota. Non fu un caso che nel 1937 papa Pio XII la insignì del titolo di “Rosa d’oro della Cristianità”.
Possiamo dire che tutta la vita della Regina Elena è caratterizzata da una forte fede e segnata da un impegno incessante nell’assistenza agli ultimi. Si impegnò a fondo nel costituire la prima scuola specialistica per infermiere, nella creazione di un ospedale per malati oncologici, nel dare impulso agli studi sulla encefalite letargica. Non possiamo poi dimentica la vicinanza ai malati feriti, ai mutilati delle due guerre mondiali.
Oggi dalle carte di archivio risulta anche che Mussolini nel ’39 intervenne per bloccare un suo appello a tutte le regine d’Europa affinché si impegnassero a fare restare neutrali i loro paesi.
Profondamente toccata dalla morte della figlia Mafalda – avvenuta nel 1944 nel campo di sterminio di Buchenwald, – nel corso di una visita a Lourdes chiese alla Madonna di intercedere non per lei, malata di cancro, ma per tutte le mamme che avevano perso un figlio in guerra.
Nel 2001, il vescovo di Montpellier aprì la causa di beatificazione a livello diocesano. In virtù di questa causa la Regina Elena di Savoia da allora può essere definita “Serva di Dio”.
La causa di beatificazione va un po’ a rilento, ma spesso questo è il tempo della Chiesa.
