LA CHIESA TRA POVERTA’ E POSSESSO

La Cavalleria spirituale del XII secolo descritta da Bernard de Clairvaux nel De Laude Novae militiae ad Milites Templi ci presenta il cavaliere di Cristo come un soggetto dalla vita modesta. Il cavaliere/monaco si astiene da qualsiasi cosa superflua; egli riceve dal suo superiore solo ciò che è strettamente necessario, sia che si tratti di vestiario o di cibo.

Nel XIII secolo la visione della povertà nella Chiesa sta mutando così come nell’ordine della cavalleria. Infatti, il beato Ramon Llull ci descrive un cavaliere benestante, che non vive nel monastero ma in una bella dimora di sua proprietà. Egli possiede ottimi cavalli e una ricca armatura.

Nel XIV secolo, il tema della povertà nella Chiesa di Cristo diviene oggetto di visioni differenti e contrastanti. L’Ordine francescano e la Curia romana alimentano accesi dibattiti.

Ancora oggi esistono all’interno del mondo cristiano due “anime”. Si tratta di due modalità di affrontare il problema e di fornire risposte a una domanda alquanto complessa: “ma Gesù Cristo e gli Apostoli, Pietro e i primi vescovi possedevano beni materiali?”

A questa domanda dovremmo rispondere di no. Tuttavia sappiamo come il possesso di beni abbia permesso alla Chiesa di intervenire concretamente in molti casi a beneficio dei derelitti, dei poveri, degli ultimi.

Forse più che dire “beni sì” o “beni no” sarebbe piuttosto l’uso che se ne fa a stabilire la liceità dei beni all’interno della Chiesa. Alla fine, dopo tante dispute, prevalse la linea di papa Benedetto XII: la Chiesa poteva avere beni propri.

Per giungere a tempi più recenti, ricordiamo che il magistero del Concilio Vaticano II, è stato molto chiaro in proposito della disponibilità di beni materiali. «La Chiesa stessa si serve di beni temporali nella misura che la propria missione richiede» (GS, 76) Ciò è quanto afferma la Costituzione conciliare Gaudium et spes. 

Non c’è alcun dubbio che la Chiesa possa avere dei beni temporali e che debba amministrarli in modo appropriato ed efficace. È questa un’opportunità che consente di aiutare lo svolgimento della propria missione in favore degli ultimi.