Principato di Seborga

Principato di Seborga

Seborga, con i suoi quattordici kilometri quadrati di territorio ed una storia gloriosa alle spalle è un Principato. Nel recente passato SAS Giorgio I° è stato per oltre trenta anni Principe di questo piccolo territorio e contemporaneamente Gran Priore  di una schiera di Cavalieri eredi della Povera Milizia di Cristo di San Bernardo sparsi in varie zone d’Europa.

Anche se non riconosciuto dall’attuale Governo italiano, non si può certo dire che il Principato non esista nè che non sia mai esistito. La assoluta particolarità della storia di Seborga, ben nota agli studiosi, è testimoniata da centinaia se non migliaia di documenti presenti nei vari archivi storici. Seborga è stato e resta l’unico stato sovrano cistercense. 

Oggi nella capitale del Principato, posta a 515 m. sul livello del mare, e dotata di un clima eccezionalmente mite, vivono circa 360 Seborghini – così si chiamano gli abitanti del Principato di Seborga – anche se un numero crescente di Cavalieri hanno eletto in Seborga il loro domicilio.bandiera-seborga

In questi luoghi ridenti, disseminati di fiori, luoghi silenziosi che invitano alla meditazione ed alla contemplazione, alti sul mare e con una vista meravigliosa sul promontorio e la baia di Monte Carlo, vennero a stabilirsi i monaci. Nel X° secolo (esattamente nell’ anno 954) questo feudo – anticamente noto come Castrum Sepulcri – veniva ceduto dai Conti di Ventimiglia ai monaci benedettini. Nel 1079 l’imperatore tedesco gli diede il titolo di “Principato Sovrano Imperiale del Sacro Romano Impero“. L’Abate del Monastero di Lerino diventava così, conpemporaneamente, Principe di Seborga.

Qui passa San Bernardo di Chiaravalle che ne prende possesso nel 1117 e da qui espande l’ordine dei cistercensi. Nel 1158 i mitici Cavalieri della Povera Milizia di Cristo (più noti come Templari) riconducono a Seborga il priore principe che per diversi anni si era sistemato a Ventimiglia. A essi risale la decisione di stabilire quale festa nazionale il 20 agosto, giorno della morte di San Bernardo, ricorrenza che viene celebrata ancora oggi.

La Per secoli la storia del principato è stata al centro di interessi sia della Repubblica di Genova che dei Duchi di Savoia. Seppure con difficoltà il seborga-piazzaPrincipato cistercense si mantenne autonomo tanto è che nel 1666 i monaci giunsero ad aprire una zecca per la coniatura di monete del principato. L’esperienza, avversata dagli altri stati limitrofi, durò all’incirca un ventennio.

Nel 1697 si arriva ad un tentativo di vendita del principato di Seborga a casa Savoia per la somma di 25 mila scudi. Non si trattò di una vendita “trasparente” ma di un tentativo dei Savoia, poi fallito, di impossessarsi di Seborga e con essa del Titolo di Elettore del Sacro Romano Impero. Come risulta nei documenti sarà lo stesso notaio di Parigi incaricato di redigere il compromesso di vendita tra le parti ad annotare in calce al documento stesso una nota. Nella nota il notaio di suo pugno scrive che colui che offre la promessa di vendita ai Savoia in realtà pare non avere titolo per farlo. Ciò corrisponde al vero in quanto la procura non porta la firma dell’unico avente diritto per farlo e cioè il Principe Abate, ma di un frate.

Non essendo mai entrata nelle disponibilità di Casa Savoia ovviamente questa proprietà non fu mai trascritta nei beni appartenenti alla casa Savoia, e nemmeno fu citata nel 1748, dopo il trattato di Aquisgrana, tra i territori che passarono sotto la Repubblica di Genova. Lo stesso accadde quando poi la Repubblica fu annessa, dopo il congresso di Vienna, al Regno di Sardegna.

Nel 1815 il Congresso di Vienna, nel suo sforzo di ridistribuire i territori europei dopo le guerre napoleoniche, non fa menzione del territorio di Seborga. E’ evidente che Seborga non risulta appartenere nè al Regno d’Italia nè al Regno di Sardegna. Quando poi, nel 1861 fu stilato un elenco completo dei territori che entravano a fare parte del Regno di Italia sotto il dominio Savoia, il principato di Seborga non venne incluso. Da documenti risulta che anche Mussolini, con uno scritto del ’34, dichiara che il Principato non appartiene all’Italia.

 
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