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Non pensa Lei che la festa delle “zucche illuminate” faccia parte del patrimonio tradizionale di varie regioni italiane?

Da

L’usanza è certamente tipica del mondo anglosassone e della cultura nord americana. La zucca vuota, intagliata a forma di teschio, illuminata da una candela, rievoca la leggenda di un ragazzo di nome “Jack”. Si racconta che Jack non fosse un ragazzo buono e che compisse atti malvagi. Egli si sarebbe burlato addirittura del Diavolo. Quando morì, Jack diventò un fantasma costretto a vagare con una lanterna ricavata da una zucca illuminata. Di qui il soprannome inglese di: “Jack o’lantern” e cioè Giacomo della Lanterna.

Zucche illuminate

In diverse regioni italiane, in Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio, ed in altre regioni ancora l’uso della zucca svuotata continua ad essere presente come retaggio di una cultura contadina. Il fatto che in alcune di queste regioni si siano perpetuati riti che hanno strette similitudini con la tipica festa di Halloween d’oltreoceano non ci riempie di gioia. Tutt’al più ci ricordano come nonostante secoli di devozione a Cristo sopravvivano alcune espressioni pagane.

Il ricorso alle zucche intagliate, con una retro illuminazione mediante una candela, nasce infatti dall’idea che i defunti in quella notte siano abilitati a ritornare sulla terra e, con fuochi in mano (i fuochi fatui), cerchino di portarsi via i vivi. Come risposta i vivi si camufferanno a loro volta da morti (ecco qui il senso all’uso di maschere orrende) oppure li confonderanno con zucche dall’aspetto umano.

Certamente sono riti interessanti per i cultori di esoterismo, di occultismo, per gli studiosi di antropologia ma per noi cattolici il fatto che queste possano essere reminiscenze druidiche o celtiche ci lascia del tutto indifferenti.

Il fatto che qualcuno ciclicamente ricordi che anche il 25 dicembre era in origine una festa pagana (dedicata al dio persiano Mitra) e come tale molto diffusa e popolare tra i soldati romani, così come la festa di Halloween fosse una festività presente ben prima del cristianesimo e diffusa tra le popolazione del Nord Europa già nel 2000 a.C. non ci preoccupa affatto, anzi ci fa sorridere. Si tratta di due visioni della vita diverse, tra loro inconciliabili. Mentre per celti e druidi Novembre era preso come simbolo di morte: fine della vita, morte della campagna, dei fiori e dei frutti, e sanciva l’arrivo del freddo e del gelo, la nascita del Cristo nel periodo del solstizio di inverno costituisce un segno di grande speranza. Lo stesso vale per il periodo di Pasqua, periodo primaverile da sempre segno di rinascita, in cui avviene la sua morte ma anche la sua resurrezione.