Archivio Seborga

La località che oggi è chiamata Seborga, posta sui contrafforti appenninici della Liguria di ponente, tra Ventimiglia e Bordighera, compare nei documenti come feudo dei Conti di Ventimiglia. Nel 954 il Conte Guido dona il “Castum Sepulchri” (così era chiamato il luogo), unitamente alla chiesa di San Michele di Ventimiglia e gran parte delle sue terre ai monaci dell’abbazia di Lerino (o Lerin, Francia).

Nel 1079, Seborga diventa un Principato del Sacro Romano Impero e l’abate, il quale assume il titolo di Principe, riceve l’investitura da Papa Gregorio VII.

Nel 1118, viene istituita qui la Paupera Militia Christi, nel rispetto di tutti i crismi religiosi ed istituzionali, assommando il Sovrano di Seborga quel Potere Spirituale e Temporale (” … tam in Spiritualibus quam in Temporalibus …”) di cui nessuno altro Sovrano può disporre.

Nel 1127 Hugues de Payns assieme ad alcuni confratelli della Paupera Militia Christi, sulla via del ritorno da Gerusalemme, provenienti da Roma e diretti a Troyes dove si sta per tenere il concilio, sostano a Seborga. Qui li attende l’abate Bernard de Clairvaux (il futuro San Bernardo di Chiaravalle) che nomina Hugues primo Gran Maestro della Povera Milizia.

Nel Concilio di Troyes del 1128 Papa Onorio II approva la Prima Regola dei Pauperes Milites Christi. La Seconda Regola, perfezionata da San Bernardo, nel ”De Laude Novae Militiae“, viene accolta da Papa Innocenzo III con la Bolla “Omne datum optimum” attraverso la quale l’Ordine usufruirà del “Nullius Diocesis“  (la non osservanza del Diritto Diocesano).

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L’Ordine dei Cavalieri della Corona è stato istituito in data 03 Luglio 1994 per motu proprio di SAS Giorgio I° di Seborga.

Gli scopi dell’Ordine cavalleresco della Corona identificati a suo tempo dal Principe Giorgio sono ricordati all’art. 5 il quale recita testualmente:

1) difendere sempre e comunque la persona del Principe;

2) difenderne il nome e l’autorità;

3) esaltare la vita spirituale dell’uomo, nelle sue più nobili espressioni;

4) conservare e difendere gli ideali cavallereschi di giustizia e di solidarietà;

5) assistere in tutto il mondo, con spirito cristiano, deboli e bisognosi e quanti sono vittime di soprusi e di violenze;

6) dare sempre e comunque esempio di onestà e probità, nella vita pubblica ed in quella privata”. 

L’investitura a Cavaliere della Corona è una cerimonia laica. L’ottenimento del titolo è subordinato al giuramento di fedeltà al Principe ed alle istituzioni del Principato. Tale impegno che dovrà durare per tutto il tempo del mandato del Principe, viene assunto pubblicamente, sulla piazza di Seborga.

Anche in questo caso si tratta di un ordine al merito del Principato.

Come si vede gli articoli qualificanti gli scopi sia dell’Ordine della Corona che dell’Ordine di San Bernardo di Seborga sono simili tra di loro e tutti mirano alla difesa personale del Principe, del suo nome e della sua autorità.

I Cavalieri della Corona ed i Cavalieri di San Bernardo di Seborga sono ordini per una parte statuari, cioè peculiari e distintivi dello stato di Seborga (cioè del Principato inteso come strutura politica) e per una parte al merito nel senso che vengono ocnferiti a soggetti che, pur in posesso di indiscussi valori morali e sociali, si sentano di fare un giuramento importante vale a dire di difendere sempre e comunque la persona del Principe, di difenderne il nome e l’autorità.

Infatti come è noto, negli ordini cavallereschi templari quali ad esempio il V.E.O.S.P.S.S. la fedeltà dovuta è unicamente verso Dio, e verso l’Ordine stesso. La cerimonia di investitura che avviene in chiesa, alla presenza del cappellano dell’Ordine, è quella di un impegno solenne a combattere contro il male e le ingiustizie nel nome di Cristo. Non vi è mai stato alcun riferimento ad una difesa territoriale o alla difesa di un personaggio “politico” fosse anche l’imperatore in persona.

Questa è proprio la discriminante tra un ordine cavalleresco templare come l’Ordine dei Cavalieir bianchi di Seborga ed un ordine di Stato o di merito come l’Ordine della Corona o l’ordine di San Bernardo di Seborga. 

L’ art. 24 riguarda invece il numero dei Cavalieri della Corona. Esso recita: ” I Cavalieri della Corona non possono superare il numero di trenta. … ”.

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Riunione dei Cavalieri di San Bernardo in Seborga (23 Aprile 1997). Al centro il Gran Maestro dell'Ordine che per statuto è il Principe di Seborga in carica.

Il Cavalierato di San Bernardo è un ordine al merito del Principato di Seborga, così come l’Ordine dei Cavalieri della Corona. Si tratta di un Ordine costituito sa S.A.S. Giorgio I° Carbone nella sua veste di Principe di Seborga.

Manifestazione ufficiale del Principato di Seborga . A dx il Principe Giorgio Carbone, al centro due cavalieri di San Bernardo.

L’Ordine di San Bernardo non è un ordine cavalleresco ma un ordine al merito del Principato.

Entrano  a fare parte dell’Ordine di San Bernardo persone che si siano distinte nella vita lavorativa, di integra moralità, le quali si rendano disponibili per proteggere il Principato in generale, il suo palazzo e la persona fisica del Principe di Seborga in particolare, come bene espresso dagli articoli qui sotto citati dallo Statuto dell’Ordine.

I Cavalieri di San Bernardo di Chiaravalle sono di nomina da parte del Principe sovrano.

Questi cavalieri svolgono un ruolo importante per il Principato in quanto sono le  ” Guardie d’onore del Principato“. Queste persone, nel corso di una cerimonia laica che si tiene in Seborga, giurano fedeltà assoluta ed obbedienza totale al Principe in carica.  

La loro divista prevede un mantello bianco bordato di rosso con croce sul petto posta sul lato sinistro. La croce dell’ordine è trifogliata, in smalto bianco, con asta dorata lunga che termina a punta, cromata di rosso. Il mantello dovrà esssere indossato su di un abito scuro, da cerimonia.

L’art. 4 dello Statuto recita: “L’Ordine è presieduto dal Principe di Seborga, che ha il titolo di Gran Maestro.  Allo scadere del proprio mandato il Principe trasferisce titolo ed insegne al Principe nuovo eletto, ed assume ope legis il grado di Grande Ufficiale dell’Ordine“.  

L’art. 5 recita “Gli Scopi dell’Ordine cavalleresco di San Bernardo di Chiaravalle sono:

1) difendere sempre e comunque la persona del Principe;

2) mantenere e provvedere alla difesa del Palazzo e del territorio assumendo il comando delle Guardie d’Onore del Principato;

3) esaltare la vita spirituale dell’uomo nelle sue più nobili espressioni;

4) conservare e difendere gli ideali cavallereschi di giustizia e di solidarietà;

5) assistere in tutto il mondo, con spirito cristiano, deboli e bisognosi e quanti sono vittime di soprusi e violenze;

6) dare sempre e comunque esempio di onestà e probità, nella vita pubblica ed in quella privata.”

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 ”Il Cavalierato Cistercense – Storia documentale” di Giorgio Carbone. Edizioni GHS Corso Dante 11 – 12100 Cuneo. Volume in edizione limitata a 300 esemplari numerati e bollati. Primo volume della collana “Il Cavalierato Cistercense” di Giorgio Carbone, Gran Priore del VEOSPSS e Principe pro tempore di Seborga.

Postfazione di Diego Beltrutti:

Il posacenere sempre colmo di “nazionali”. Non una sedia su cui sedersi: tutte già occupate da lettere, documenti, riviste. Più in là la legna, tanta legna per il caminetto. Nella luce fioca dell’abat-jour, penetrante appena la cortina di fumo, ti ricordo seduto alla scrivania traboccante di libri, fotocopie, faldoni. Così da sempre, così per anni. Otto lunghi, interminabili anni dedicati all’Opera.

Dapprima brillante, pungente, sarcastico, ironico; ultimamente sempre brillante, pungente, sarcastico, ironico ma malato nel fisico. Mi raccontavi dell’obbligo morale, pesante come un macigno di finire il libro, ad ogni costo. 

 Giorgio Carbone, alias il Gran Priore del V.E.O.S.P.S.S. Giorgio Carbone, alias SAS Giorgio I° Principe di Seborga, è e resterà una figura importante, carismatica, della mia vita. Ritenevo che i “modelli” cioè le persone cui ci si ispira fossero appannaggio dei primi venti anni di vita. E’ in quel periodo che si incontrano persone capaci di incidere e di influenzare le scelte di vita di un giovane. Alcune di queste figure sono diventati i nostri “maestri”. In molti casi ci hanno indicato come vorremo essere, in altri come vorremo non essere da grandi. Scoprire che si può ancora imparare a sognare, a vivere, alle porte della vecchiaia, essere stupiti e stupirsi, prendere coscienza di nuovi ideali per cui combattere, tutto ciò è stato fantastico.   

Ti sei privato di così tanta energia, anche quando l’energia cominciava a scemare, per dare nuova linfa alla Povera Milizia di Cristo e di questo ti sono grato. Tutti coloro che sono saliti a Seborga ed ai Cavalieri Bianchi ci sono arrivati grazie a te; e tu vivi nei loro cuori. Da quando la linea della mia vita ha incrociato il cammino verso Seborga nulla è più stato come prima.  

Il Cavalierato Cistercense in un Medioevo mai finito - Storia documentale. Si tratta della storia del V.E.O.S.P.S.S. o dei Cavalieri Bianchi di Seborga. Edizione G.H.S., Corso Dante 11 - 12100 Cuneo. - Tomo I. Edizione limitata a 300 esemplari.

 Grazie per averci dato e dedicato quest’Opera che parla di noi, della nostra storia nei secoli, e per averci fatto toccare con mano che l’Ordine è acciaccato ma vivo. Sono certo che essa rimarrà negli anni testo di riferimento, di riflessione, di meditazione per tutti coloro che vorranno continuare a salire a Seborga. La storia, come si dice è “maestra di vita”. Nella storia del Cavalierato Cistercense noi troviamo momenti belli,  fasi di delusione, paure ma soprattutto la fede incrollabile nell’ideale cristiano che ha albergato in molti uomini d’azione.  

Avresti potuto vantarti di tutto ciò che hai fatto. Invece hai preferito la modestia, una vita semplice e schiva. Per anni, per tutta la vita, hai servito il tuo popolo: i seborghini.  Quando tutto faceva pensare che Principato ed Ordine fossero destinati ad avere una dimensione locale è successo qualche cosa di magico. Ti sei trovato con persone intorno che non conoscevi: persone di fuori, lontane: napoletani, romani, calabresi, liguri, piemontesi, bresciani, siciliani. La Cavalleria del Castrum Sepulchri, la tua cavalleria, si stava ricostituendo.   

I fratelli devono sapere oggi che “La Storia della Cavalleria Cistercense” di cui qui abbiamo letto la prima parte, è un’opera documentale. Non si tratta di un romanzo o di una storia romanzata, come di solito avviene quando si scrive sulla “Cavalleria del Tempio”. Chi in questi anni ti è stato vicino può certamente testimoniare l’immane sforzo di raccolta delle fonti storiche, le “gite” agli archivi storici di mezza Europa e la tua scrupolosità, il tuo puntiglio nello scrivere solo di fatti sostenuti da documenti storici.  

Oggi, grazie a te, siamo dotati di informazioni ai più ignote. Forse qualche storico medioevalista forse qualche esperto di ordini monastici potrà conoscere alcuni degli eventi da te citati. Nell’Opera e certamente ritengo solo in questa emerge un quadro sempre più lineare, una specie di fil rouge che unisce ed inanella Lerino, Seborga, la Povera Milizia di Cristo e la sua missione storica e spirituale mai venuta meno.
Ti ringrazio per avermi dato l’onore, attraverso l’edizione di quest’opera, di fare da tramite verso i fratelli di oggi e di domani “affinché nulla si dimentichi di ciò che deve essere ricordato”.  

La nostra bandiera, il bausant, è nera e bianca; con un lato bianco come la luce della saggezza ma anche con un lato nero come le tenebre. La storia dei Cavalieri Bianchi è un po’ come la bandiera. Episodi di fulgida santità alternati a comportamenti oscuri. La croce patente è lo strumento di lettura, di decodifica. Tramite essa noi riusciamo a districarci nella vita quotidiana, a riflettere e ad operare le nostre scelte. Un cavaliere non si esalta quando le cose vanno bene e non si deprime quando accadono eventi negativi. Un cavaliere sa che spesso il peggior nemico alberga nella propria mente. Prepariamoci pertanto alla battaglia. Che la croce sia impressa non solo sulle bianche mantelle, ma piuttosto nei nostri cuori!